Travolto dalla radicalizzazione della rivoluzione americana, finì esiliato e sconfitto. Solo molto più tardi persino il suo grande rivale John Adams avrebbe riconosciuto la sua competenza.
Gianluca Damiani su InOltre.
Travolto dalla radicalizzazione della rivoluzione americana, finì esiliato e sconfitto. Solo molto più tardi persino il suo grande rivale John Adams avrebbe riconosciuto la sua competenza.
Gianluca Damiani su InOltre.
La parabola politica di Thomas Hutchinson, ultimo governatore lealista del Massachusetts, racconta il dramma di un uomo convinto che la politica fosse governata dalla ragione e non dalle passioni.
una scelta di continuità che però rischia di escludere Roma dal tavolo dove si decidono i nuovi equilibri atomici del continente.
Donatello D'Andrea su InOltre.
Non è un arsenale condiviso, ma una leadership di Parigi sulla sicurezza europea. Mentre Germania e Polonia dialogano, l’Italia resta fedele all’asse NATO:
Tra trattati decaduti e l'ascesa cinese, l’ordine nucleare della Guerra Fredda è al tramonto. In questo vuoto strategico, Macron propone di estendere la "force de frappe" francese ai partner UE, offrendo un’alternativa continentale all’ombrello USA.
Nonostante le incognite sull'opzione curda e la chiusura dello stretto di Hormuz, la strategia iraniana rischia di rivelarsi un autogol geopolitico, favorendo un nuovo equilibrio regionale privo della storica egemonia del regime sciita e dei suoi proxy.
Filippo Piperno su InOltre.
I segnali sono concreti: Hezbollah è sotto scacco militare e politico in Libano, mentre gli attacchi alle infrastrutture civili nel Golfo stanno compattando l'asse tra Israele e monarchie sunnite.
L'analisi di Benny Morris ribalta la lettura catastrofista sulla guerra all'Iran: il focus non è il regime change, ma il ridimensionamento strutturale del potere di Teheran.
per anni dirigenti come, tra gli altri, Massimo D’Alema, Matteo Renzi e Enrico Letta hanno sostenuto la separazione delle carriere tra giudici e pm. Oggi invece Elly Schlein la definisce uno “sfregio alla Costituzione”, smentendo la storia del suo stesso partito.
Michele Magno su InOltre.
Una fetta del mondo dello spettacolo, mobilitato contro la riforma della magistratura, recita l’ennesimo copione di protesta rituale e partigiana. Ma il vero nodo è il clamoroso cambio di linea del Partito Democratico:
L’ombra lunga di una storia antica, fatta di odio e persecuzioni, negli occhi di un bambino ebreo.
Iuri Maria Prado su InOltre.
Il bersaglio plausibile è piuttosto la distruzione delle capacità militari iraniane: nucleare, missili, reti regionali e proxy. Attribuire obiettivi mai dichiarati serve soprattutto a costruire previsioni pessimistiche più che a capire davvero la logica della guerra.
Filippo Piperno su InOltre.
Nel dibattito sulle operazioni contro l’Iran si discute spesso una guerra immaginaria: molti commentatori la interpretano come un tentativo di regime change e ne prevedono il fallimento. Ma né Washington né Gerusalemme hanno indicato il rovesciamento del regime come obiettivo.
Il voto al Senato, espresso ignorando l'appello di Liliana Segre, conferma la trasformazione del partito in un insieme disordinato di slogan, privo della serietà strategica del passato e incapace di esprimere una linea unitaria e coerente nel panorama europeo.
Ilaria Borletti su InOltre.
L’astensione del PD sulla legge contro l’antisemitismo non è un incidente, ma il segno di una profonda crisi d'identità. Schlein, condizionata dal M5S e da istanze populiste, sacrifica la cultura riformista per un pacifismo ideologico, con consuete venature antiamericane.
La sfida è riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato per rendere l’innovazione davvero contendibile.
Su InOltre il terzo e ultimo capitolo della miniserie di Samuele Murtinu e Andrea Venanzoni
Il confronto tra modelli come quello di Palantir Technologies e le difficoltà europee mostra il nodo centrale: troppe norme, poco venture capital e scarsa propensione al rischio.
www.inoltrenews.it/europa-il-no...
Il futuro dell’innovazione in Europa passa dall’architettura delle istituzioni comunitarie. Meno burocrazia e più capitale tecnologico. Diversamente, l’UE rischia di restare un sistema iper-regolato ma poco competitivo.
Ma l’avvertimento riguarda soprattutto l’Occidente: con nuove crisi globali, l’Ucraina rischia di perdere centralità politica e militare nell’agenda internazionale.
Donatello D'Andrea su InOltre.
Al quarto anno di guerra, il linguaggio di Volodymyr Zelensky è cambiato: meno mobilitazione morale, più strategia. Nell’intervista al Corriere della Sera il presidente ucraino collega il conflitto con la crisi iraniana, ricordando che Teheran arma Mosca con droni e missili.
che costruisce la propria legittimità sulla promessa di distruggere Israele. Quindi sì: la sua caduta è un obiettivo legittimo, soprattutto perché in linea con la volontà del popolo iraniano.
Ma è l’obiettivo degli Stati Uniti?”
Alessandra Libutti su InOltre
“Il regime islamico non è riformabile. È una questione di architettura del potere. Un sistema che finanzia milizie proxy armate, che tiene in ostaggio un’intera popolazione per quarantasette anni, che ha massacrato decine di migliaia dei suoi cittadini,
Mentre a Bruxelles si discute, Kyiv coopera con Washington: per chi ha un invasore in casa, la sicurezza non è una questione retorica ma di sopravvivenza.
Filippo Piperno su InOltre.
Mentre in Europa si invoca il diritto internazionale e qualcuno parla perfino di “mostrare all’America cosa significa restare soli”, l’Ucraina sceglie il pragmatismo. Zelensky ha offerto supporto contro i droni iraniani, gli stessi usati dalla Russia contro le città ucraine.
Tra hit planetarie e produzioni leggendarie, il loro suono continua ancora oggi a influenzare la musica pop contemporanea.
Enrico Marani su InOltre.
Gli Chic, fondati da Nile Rodgers e Bernard Edwards, hanno trasformato la disco music in un marchio sonoro riconoscibile e sofisticato. Con la chitarra ritmica di Rodgers e i celebri giri di basso di Edwards, la band ha creato un linguaggio musicale che unisce groove, eleganza e impegno culturale.
Quello britannico, molto più pesante sul piano strategico, è passato quasi inosservato: segno di un dibattito che privilegia il valore simbolico delle scelte rispetto al loro reale peso geopolitico.
Donatello D'Andrea su InOltre.
Nella crisi iraniana due governi europei hanno detto no alla richiesta americana di cooperazione militare: il Regno Unito di Keir Starmer e la Spagna di Pedro Sánchez. Ma solo il rifiuto spagnolo è diventato un caso politico, celebrato da parte della sinistra europea.