Sono troppi i luoghi comuni che circolano in questi luoghi, tra sedicenti scrittori con i baveri alzati, penne puntate e schemini miracolosi, che neanche San Gennaro seguirebbe.
Sono troppi i luoghi comuni che circolano in questi luoghi, tra sedicenti scrittori con i baveri alzati, penne puntate e schemini miracolosi, che neanche San Gennaro seguirebbe.
Racconti di un giugno inaspettato e piccole rivoluzioni interiori. Nuovi percorsi su cui riflettere e un milione di parole incastonate lungo la Senna.
Io le immagini non le vedo, le sento. Dicono sia una malattia, una condizione neurologica di pochi folli in un mondo di sani.
Γ solo un poβ di silenzio che si annidato tra una vecchia fotografia in cui ero bambina e la polvere sulla credenza di mia nonna.
Ma a voi non pesa tutta questa merda che gravitΓ nel mondo come se nulla fosse.
Abbiamo sputato abbastanza, ora passerei alle schiacciate.
Non fatevi ingannare. (Odissea 2025 sulla Terra).
Davanti a un caffΓ¨ ti racconterΓ² di come Γ¨ cambiato il vento senza alcuna poesia. Dei problemi che vorticano e non sai quanto mi costa sollevare i panni distesi a terra insieme allβalbero spezzato in giardino.
Lo pianterΓ² ancora, rinasceremo di nuovo.
CβΓ¨ un detto che recita: βSe non Γ¨ rotto, non aggiustarlo.β Ma cosa succede quando il contesto evolve e ciΓ² che ieri era sufficiente oggi diventa obsoleto?
comunicasostenibile.substack.com/p/il-coraggi...
Se i comodini potessero parlare, racconterebbero di noi.
Diamanti ha tagliato chirurgicamente lo spazio intercostale tra i miei piΓΉ grandi dolori e le mie profonde paure.
Ozpetek, una lama.
Anche a te, Sergio.
Mentre tutti vanno, io ritorno.
No, mia nonna non festeggia il suo compleanno, eppure ci ritroviamo qui insieme con una tavola imbandita e gli auguri silenziosi, come se esserci stata non ti permette di sparire, chΓ© non si smette di esistere del tutto, finchΓ© un poβ di te, viene portato nel mondo.
rimane il suo numero tra i preferiti nel mio telefono, i suoi detti che definiremo βcoloratiβ tra le mie parole, la forma dei suoi occhi sul mio viso, il quintale di aglio nelle sue polpette che oggi sono anche mie, la sua Singer davanti alla porta dβingresso della sua casa.
Mia nonna non festeggia piΓΉ il suo compleanno, perchΓ© se non ci sei, non ti Γ¨ dovuto. Esserci Γ¨ un verbo bastardo, non concede mezze misure. Eppure passano gli anni e osservo come la definizione del verbo βesserciβ cambia forma:
Qui è ancora tutto in silenzio, io e un caffè, aspettiamo si svegli una casa, il Natale e si assopiscano i pensieri di un anno troppo lungo.
Tornare a casa,
risvegliandosi a Dicembre. Fermare lo sguardo sui tetti di una Roma assonnata. Afferrare tutta questa città con gli occhi, e respirare gli scorci âzpetekiani dalla finestra di quando eri bambina. Qui è ancora tutto in silenzio, immersa in un caffè caldo, aspetto il Natale.
Arrivo tardi, che faccio busso!?!
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Io leggo le parole di un libro, lui ci abbina la musica. Γ un solo un gioco, ma Γ¨ fatto di incastri emotivi e percezioni intrise di una complicitΓ , che non ha nomi in questo mondo. Insieme, io e lui creiamo βmagiaβ sin da quando siamo piccoli, senza rendercene conto.
Sono giovani, ridono forte sovrastando le auto che passano, mentre brindando al tempo o forse ho capito male e quei calici li stanno alzando alzati al vento, di questa Milano gelida. Mi accorgo così, che il calore di una risata, scalda gli appassionati di questa vita.
[Che poi non parli mai di te, ma racconti. Dio, quanto racconti!]
βGli amanti di Valdarnoβ sono conservati cosΓ¬, in un abbraccio, nel Museo Archeologico di Mantova.
Nel 2007, nei pressi di Mantova, gli scheletri di due persone appartenenti al Neolitico, furono trovate così.
In una tazza vintage del Mulino Bianco. Sì, capisco.
βSe dovessi riassumere gli anni passati insieme direi che Blanche mi ha insegnato a guardare la bellezza in un ramo di mimosa in un vasetto bluβ¦β
[Valerie Perrin]
Che descrizione bellissima, Renato.
Mani che stringono una tazza di te caldo
Quel piccolo e irrefrenabile bisogno di un plaid da stendere divano a metà pomeriggio, una tè caldo da avvinghiare, ed uno di quei telefilm di cui conosco le battute a memoria, da ripetere con strampalata fierezza.
Γ vero che non scrivo quasi piΓΉ su X, ma sempre piΓΉ di qui, in questo social che mi ricorda Twitter e in cui parlo per lo piΓΉ da sola, ma ho ritrovato la bellezza delle parole intersecate, in uno spazio piccolo piccolo, che mi somiglia.