il robot
selvaggio
chris sanders
(2024)
Facilissimo stilare un elenco di riferimenti o assonanze de Il Robot Selvaggio con altri grandi classici d’animazione. E non potrebbe essere altrimenti con un veterano come Chris Sanders in cabina di regia e uno studio, la Dreamworks, che sembra aver ritrovato lo smalto dei tempi d’oro. E questo delicato film su un robot che si ritrova abbandonato in una foresta alla ricerca di un compito da svolgere, ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo classico del cinema d’animazione.
I motivi sono molteplici, ma possono essere più o meno tutti ricondotti al più banale dei motivi: quella che viene raccontata nel film è una storia semplice, trattata nel modo più semplice possibile e concentrata in un minutaggio finalmente accettabile per un cartone di questo tipo. Un’ora e quaranta in cui succedono tantissime cose, in cui l’incedere della stagioni va a tracciare una storia molto più corale di quello che ci si poteva aspettare dalle prime battute.
Si viaggia velocissimi e spediti, passando da una scena all’altra, da un’emozione all’altra, senza respiro, con un ritmo cui non eravamo più abituati, ma che ridona il piacere di vedere un film pieno e corposo, senza tempi morti o momenti di stanca. Il resto lo fanno i “classici” temi, le “classiche” situazioni, i momenti di sincera emotività e commozione: Il Robot Selvaggio non si inventa nulla, ma va dritto al punto, in un modo che sembrava ormai essersi perduto ma che ci fa piacere ritrovare di nuovo, nel 2024.
#IlRobotSelvaggio è un cartone "vecchia scuola" che funziona molto bene: durata contenuta, equilibrio tra divertimento ed emozioni, stile estetico riuscito. Un film che recupera un modo di fare animazione che in tanti sembravano aver dimenticato. #Cinema #CineSky #Recensioni #RecensioniFuoriTempo