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#Partigiani

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#SecondaGuerraMondiale #WW2 #blackandwhitephotography #ItalianResistance #resistenza #ValleDAosta #Italy #partigiani #partisans

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Ve li ricordate i nostri #partigiani, quando ci liberarono dagli occupanti nazisti con le bandiere colorate, i cappellini glitterati, le filastrocche e le poesie in rima baciata?

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Questi erano #partigiani ♥️

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Grazie! E allora in omaggio l' #AurelioSaffi di Piazza Saffi dove vennero appesi ai lampioni nel 1944 i corpi dei #partigiani #forlivesi #Corsari, #Versati, #Casadei e #Spazzoli dopo la loro esecuzione. #Luogo di #memoria per la #Resistenza #Italiana.

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Il vescovo più volte denunciò le violenze germaniche contro i propri cittadini condamina.wordpress.com/2025/11/14/il-vescovo-pi... #Partigiani, #Pontremoli(Massa-Carrara), #Resistenza, #Stragi, #Tedeschi, #Toscana, #Vescovo

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Caro generale dei miei stivali, noi la #storia l’abbiamo imparata dalle testimonianze dirette dei #partigiani che, all’epoca, hanno combattuto quelli come te.
Non dai manuali del Pd…

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Lettera al partigiano Kent, mio padre Partito oggi ma nel passato millennio. Il 16 ottobre dello stesso anno della malattia di tuo figlio che avrebbe dovuto partire prima di te. Invece no. Dicevi che quello che avevi sofferto in quel mese di luglio dell’ottantadue non si poteva dire a parole. Solo col cuore si poteva e per questo, nella notte di […] L'articolo Lettera al partigiano Kent, mio padre proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’eredità del partigiano Gasiani finanzierà i viaggi della Memoria: “È la nostra risposta alla ministra Roccella” “Con l’eredità che ci ha lasciato il partigiano Armando Gasiani finanzieremo viaggi studio per le scolaresche nei campi di concentramento e sterminio. E che nessuno si permetta di chiamarle gite”. A parlare a Ilfattoquotidiano.it è la presidente dell’Anpi di Bologna Anna Cocchi che in questi giorni ha annunciato che l’ex deportato a Mauthausen, morto nel […] L'articolo L’eredità del partigiano Gasiani finanzierà i viaggi della Memoria: “È la nostra risposta alla ministra Roccella” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La vita strappata di Guido Tieghi: così Massimo Novelli riporta alla luce una storia dimenticata Una tragedia moderna. In due atti. Con il protagonista che muore due volte. Si chiamava Guido Tieghi e, per troppo tempo, la sua storia è stata avvolta dalla nebbia di Vercelli, la sua città. Adesso, di lui sappiamo grazie al libro dello scrittore e giornalista Massimo Novelli. Titolo (quanto mai azzeccato) del libro: La vita […] L'articolo La vita strappata di Guido Tieghi: così Massimo Novelli riporta alla luce una storia dimenticata proviene da Il Fatto Quotidiano.
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#Trump chiama #terroristi i democratici che sostengono le manifestazioni "No King" negli USA. #Meloni associa l'#opposizione italiana ad #Hamas. I #tedeschi chiamavano #terroristi TUTTI i #partigiani che lottavano per liberare i Paesi occupati.

Corsi e ricorsi storici.

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Marcia Perugia-Assisi, Pagliarulo (Anpi): “Le piazze di tutto il mondo hanno favorito l’accordo su Gaza. Ora serve una resistenza costituzionale” “Alla Perugia-Assisi ci andiamo con un gigantesco sospiro di sollievo per questo processo di pace a Gaza che finalmente si sta avviando e che naturalmente bisognerà seguire con attenzione”. Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi, è già a Perugia per le giornate di incontri e iniziative che precedono la tradizionale marcia arcobaleno di domani mattina. “Quest’anno ci […] L'articolo Marcia Perugia-Assisi, Pagliarulo (Anpi): “Le piazze di tutto il mondo hanno favorito l’accordo su Gaza. Ora serve una resistenza costituzionale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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In sepia tones, a photo of three women assumed with ruffles, their bodies positioned facing forward, their heads turned to their right

In sepia tones, a photo of three women assumed with ruffles, their bodies positioned facing forward, their heads turned to their right

#Partisans #Partigiani #Partigiane #Gappiste #Antifa #Women
#LongLiveTheResistance
#VivaLaResistenza

#TheWomenOfAntifa

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Photo of three rifle-wielding women partisans walking down Via Brera, Milan, on April 26, 1945.

Photo of three rifle-wielding women partisans walking down Via Brera, Milan, on April 26, 1945.

I'm starting my new calendar,
"The Women of Antifa"

Long Live The Resistance!

#Partisans #Partigiani #Partigiane #Gappiste #Antifa #Women
#LongLiveTheResistance
#VivaLaResistenza

#TheWomenOfAntifa

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History of women in the Italian Resistance - Wikipedia

History of women in the Italian Resistance

#VivaLaResistenza #LongLiveTheResistance
#Antifa
#Women
#Gappiste
#Partigiane
#Partigiani
#Antifascista
#Antifascist
#Italia #Italy
#StopFascism

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CARLA NESPOLO Blog dedicato alla critica letteraria,operistica, musicale, teatrale,da parte di un musicista-loggionista appassionato ovvero io: Stefano Villa

il-musicista-loggionista.blogspot.com/2025/10/carl...

#Nespolo #CarlaNespolo #Italy #History #Politics #PCI #ANPI #Partigiani

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VAL GRANDE, VALLE RESISTENTE

In ogni senso: perché ha mantenuto la sua natura selvaggia, e perché ha rappresentato UNA FORMIDABILE BASE STRATEGICA PER I PARTIGIANI

di Stefano Catone / foto di Alessandro Ronzi

'è una valle che si apre a C semisfera, tra il lago Mag- giore e il Monte Rosa. Non si insinua, non si inerpica, ma si adagia tra le sponde del lago e le montagne dell'Ossola. Il suo nome è un aggettivo, la qualifica per quel che è. Della Val Grande si sente spesso parlare in quanto area selvaggia, area wilderness, più estesa delle Alpi. Il che non vuol dire che l'uomo non l'abbia mai abitata, anzi: a partire almeno dal XIII secolo sappiamo che di li pas- savano i pastori e che, due secoli più

tardi, comparvero i boscaioli. A fare da spartiacque fu la Seconda guerra mondiale: i suoi abitanti, taglialegna e alpigiani, abbandonarono velocemente la valle e fu così che, nel giro di pochi anni, la natura riprese il sopravven- to. Ora che abbiamo sperimentato la pandemia da Covid-19 non è neppure difficile da immaginare quanto poco tempo sia necessario perché ciò acca- da, perché un faggio cresca al centro di una baita, mandandone all'aria il tetto. Quarant'anni dopo, nel marzo 1992, sarebbe stato istituito il Parco Nazio-

VAL GRANDE, VALLE RESISTENTE In ogni senso: perché ha mantenuto la sua natura selvaggia, e perché ha rappresentato UNA FORMIDABILE BASE STRATEGICA PER I PARTIGIANI di Stefano Catone / foto di Alessandro Ronzi 'è una valle che si apre a C semisfera, tra il lago Mag- giore e il Monte Rosa. Non si insinua, non si inerpica, ma si adagia tra le sponde del lago e le montagne dell'Ossola. Il suo nome è un aggettivo, la qualifica per quel che è. Della Val Grande si sente spesso parlare in quanto area selvaggia, area wilderness, più estesa delle Alpi. Il che non vuol dire che l'uomo non l'abbia mai abitata, anzi: a partire almeno dal XIII secolo sappiamo che di li pas- savano i pastori e che, due secoli più tardi, comparvero i boscaioli. A fare da spartiacque fu la Seconda guerra mondiale: i suoi abitanti, taglialegna e alpigiani, abbandonarono velocemente la valle e fu così che, nel giro di pochi anni, la natura riprese il sopravven- to. Ora che abbiamo sperimentato la pandemia da Covid-19 non è neppure difficile da immaginare quanto poco tempo sia necessario perché ciò acca- da, perché un faggio cresca al centro di una baita, mandandone all'aria il tetto. Quarant'anni dopo, nel marzo 1992, sarebbe stato istituito il Parco Nazio-

nale della Val Grande. Alpeggi, muri a secco, mulattiere, piccole infrastruttu- re non sono chiaramente scomparse. I segni del passaggio dell'uomo sono ancora evidenti ma, allo stesso tempo, chi decide di avventurarsi in Val Gran- de deve essere consapevole della vitale necessità di sapersi orientare: per per- dersi basta un attimo, così come testi- moniano ogni anno le cronache locali. La Seconda guerra mondiale segnò un prima e un dopo, dicevamo, nella vita delle persone che abitavano la Val Gran- de. E, nel contesto dell'intera guerra, fu un periodo ben preciso a rimanere im- presso, indelebile, scolpito, negli occhi degli alpigiani: i giorni della semina, cosi come li avrebbe chiamati il parti- giano e scrittore Nino Chiovini, quelli

che dall'11 al 27 giugno 1944 sconvolse- ro la vita dell'intera valle, con dolorosi riverberi nelle pianure a cavallo tra il Piemonte e la Lombardia. I primi nu- clei partigiani della zona, in particolare quelli costituitisi nei dintorni di Ver- bania subito dopo l'8 settembre 1943, individuarono nella Val Grande una base operativa strategica: poche vie di accesso, territorio aspro, possibilità di scrutare il fondovalle e le vie di comuni- cazione che portavano a Domodossola e quindi, attraverso il passo del Sempione, alla Svizzera. La Val Grande, insomma, sembrava essere il luogo perfetto in cui ritirarsi dopo aver compiuto azioni di disturbo e propagandistiche a fondo- valle.

nale della Val Grande. Alpeggi, muri a secco, mulattiere, piccole infrastruttu- re non sono chiaramente scomparse. I segni del passaggio dell'uomo sono ancora evidenti ma, allo stesso tempo, chi decide di avventurarsi in Val Gran- de deve essere consapevole della vitale necessità di sapersi orientare: per per- dersi basta un attimo, così come testi- moniano ogni anno le cronache locali. La Seconda guerra mondiale segnò un prima e un dopo, dicevamo, nella vita delle persone che abitavano la Val Gran- de. E, nel contesto dell'intera guerra, fu un periodo ben preciso a rimanere im- presso, indelebile, scolpito, negli occhi degli alpigiani: i giorni della semina, cosi come li avrebbe chiamati il parti- giano e scrittore Nino Chiovini, quelli che dall'11 al 27 giugno 1944 sconvolse- ro la vita dell'intera valle, con dolorosi riverberi nelle pianure a cavallo tra il Piemonte e la Lombardia. I primi nu- clei partigiani della zona, in particolare quelli costituitisi nei dintorni di Ver- bania subito dopo l'8 settembre 1943, individuarono nella Val Grande una base operativa strategica: poche vie di accesso, territorio aspro, possibilità di scrutare il fondovalle e le vie di comuni- cazione che portavano a Domodossola e quindi, attraverso il passo del Sempione, alla Svizzera. La Val Grande, insomma, sembrava essere il luogo perfetto in cui ritirarsi dopo aver compiuto azioni di disturbo e propagandistiche a fondo- valle.

"VAL GRANDE, VALLE RESISTENTE"
In ogni senso: perché ha mantenuto la sua #natura selvaggia, e perché ha rappresentato UNA FORMIDABILE BASE STRATEGICA PER I #PARTIGIANI
di Stefano Catone / foto di Alessandro Ronzi

Su Ossigeno n.20 "Siamo i ribelli della montagna"

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VAL GRANDE, VALLE RESISTENTE

In ogni senso: perché ha mantenuto la sua natura selvaggia, e perché ha rappresentato UNA FORMIDABILE BASE STRATEGICA PER I PARTIGIANI

di Stefano Catone / foto di Alessandro Ronzi

'è una valle che si apre a C semisfera, tra il lago Mag- giore e il Monte Rosa. Non si insinua, non si inerpica, ma si adagia tra le sponde del lago e le montagne dell'Ossola. Il suo nome è un aggettivo, la qualifica per quel che è. Della Val Grande si sente spesso parlare in quanto area selvaggia, area wilderness, più estesa delle Alpi. Il che non vuol dire che l'uomo non l'abbia mai abitata, anzi: a partire almeno dal XIII secolo sappiamo che di li pas- savano i pastori e che, due secoli più

tardi, comparvero i boscaioli. A fare da spartiacque fu la Seconda guerra mondiale: i suoi abitanti, taglialegna e alpigiani, abbandonarono velocemente la valle e fu così che, nel giro di pochi anni, la natura riprese il sopravven- to. Ora che abbiamo sperimentato la pandemia da Covid-19 non è neppure difficile da immaginare quanto poco tempo sia necessario perché ciò acca- da, perché un faggio cresca al centro di una baita, mandandone all'aria il tetto. Quarant'anni dopo, nel marzo 1992, sarebbe stato istituito il Parco Nazio-

VAL GRANDE, VALLE RESISTENTE In ogni senso: perché ha mantenuto la sua natura selvaggia, e perché ha rappresentato UNA FORMIDABILE BASE STRATEGICA PER I PARTIGIANI di Stefano Catone / foto di Alessandro Ronzi 'è una valle che si apre a C semisfera, tra il lago Mag- giore e il Monte Rosa. Non si insinua, non si inerpica, ma si adagia tra le sponde del lago e le montagne dell'Ossola. Il suo nome è un aggettivo, la qualifica per quel che è. Della Val Grande si sente spesso parlare in quanto area selvaggia, area wilderness, più estesa delle Alpi. Il che non vuol dire che l'uomo non l'abbia mai abitata, anzi: a partire almeno dal XIII secolo sappiamo che di li pas- savano i pastori e che, due secoli più tardi, comparvero i boscaioli. A fare da spartiacque fu la Seconda guerra mondiale: i suoi abitanti, taglialegna e alpigiani, abbandonarono velocemente la valle e fu così che, nel giro di pochi anni, la natura riprese il sopravven- to. Ora che abbiamo sperimentato la pandemia da Covid-19 non è neppure difficile da immaginare quanto poco tempo sia necessario perché ciò acca- da, perché un faggio cresca al centro di una baita, mandandone all'aria il tetto. Quarant'anni dopo, nel marzo 1992, sarebbe stato istituito il Parco Nazio-

nale della Val Grande. Alpeggi, muri a secco, mulattiere, piccole infrastruttu- re non sono chiaramente scomparse. I segni del passaggio dell'uomo sono ancora evidenti ma, allo stesso tempo, chi decide di avventurarsi in Val Gran- de deve essere consapevole della vitale necessità di sapersi orientare: per per- dersi basta un attimo, così come testi- moniano ogni anno le cronache locali. La Seconda guerra mondiale segnò un prima e un dopo, dicevamo, nella vita delle persone che abitavano la Val Gran- de. E, nel contesto dell'intera guerra, fu un periodo ben preciso a rimanere im- presso, indelebile, scolpito, negli occhi degli alpigiani: i giorni della semina, cosi come li avrebbe chiamati il parti- giano e scrittore Nino Chiovini, quelli

che dall'11 al 27 giugno 1944 sconvolse- ro la vita dell'intera valle, con dolorosi riverberi nelle pianure a cavallo tra il Piemonte e la Lombardia. I primi nu- clei partigiani della zona, in particolare quelli costituitisi nei dintorni di Ver- bania subito dopo l'8 settembre 1943, individuarono nella Val Grande una base operativa strategica: poche vie di accesso, territorio aspro, possibilità di scrutare il fondovalle e le vie di comuni- cazione che portavano a Domodossola e quindi, attraverso il passo del Sempione, alla Svizzera. La Val Grande, insomma, sembrava essere il luogo perfetto in cui ritirarsi dopo aver compiuto azioni di disturbo e propagandistiche a fondo- valle.

nale della Val Grande. Alpeggi, muri a secco, mulattiere, piccole infrastruttu- re non sono chiaramente scomparse. I segni del passaggio dell'uomo sono ancora evidenti ma, allo stesso tempo, chi decide di avventurarsi in Val Gran- de deve essere consapevole della vitale necessità di sapersi orientare: per per- dersi basta un attimo, così come testi- moniano ogni anno le cronache locali. La Seconda guerra mondiale segnò un prima e un dopo, dicevamo, nella vita delle persone che abitavano la Val Gran- de. E, nel contesto dell'intera guerra, fu un periodo ben preciso a rimanere im- presso, indelebile, scolpito, negli occhi degli alpigiani: i giorni della semina, cosi come li avrebbe chiamati il parti- giano e scrittore Nino Chiovini, quelli che dall'11 al 27 giugno 1944 sconvolse- ro la vita dell'intera valle, con dolorosi riverberi nelle pianure a cavallo tra il Piemonte e la Lombardia. I primi nu- clei partigiani della zona, in particolare quelli costituitisi nei dintorni di Ver- bania subito dopo l'8 settembre 1943, individuarono nella Val Grande una base operativa strategica: poche vie di accesso, territorio aspro, possibilità di scrutare il fondovalle e le vie di comuni- cazione che portavano a Domodossola e quindi, attraverso il passo del Sempione, alla Svizzera. La Val Grande, insomma, sembrava essere il luogo perfetto in cui ritirarsi dopo aver compiuto azioni di disturbo e propagandistiche a fondo- valle.

"VAL GRANDE, VALLE RESISTENTE"
In ogni senso: perché ha mantenuto la sua #natura selvaggia, e perché ha rappresentato UNA FORMIDABILE BASE STRATEGICA PER I #PARTIGIANI
di Stefano Catone / foto di Alessandro Ronzi

Su Ossigeno n.20 "Siamo i ribelli della montagna"

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I #Partigiani, la #Resistenza - #SlavaUkraïni

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Retorica e realtà della guerra di Filippo Barbera - I partigiani, pur costretti a impugnare le armi, definirono la guerra “un male assoluto”. Al contrario, nella concezione fascista, la guerra era considerata come “destino sacro de...

"I #partigiani, pur costretti a impugnare le armi, definirono la guerra “un male assoluto”.
Al contrario, nella concezione fascista, la guerra era considerata come “destino sacro della nazione”.
Questa idea torna a risuonare oggi."

#Peace #3settembre #CeasefireNOW

volerelaluna.it/in-primo-pia...

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Ricordati i partigiani del gruppo Valanga caduti sul monte Rovaio Celebrazione molto partecipata quella che domenica ha ricordato il sacrificio dei giovani partigiani del Gruppo Valanga, caduti il 29 agosto...

➡️ Leggi l'articolo: #partigiani

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STORIA - LA STRAGE DI PIAZZALE LORETO - 10 AGOSTO 1944 Blog dedicato alla critica letteraria,operistica, musicale, teatrale,da parte di un musicista-loggionista appassionato ovvero io: Stefano Villa

il-musicista-loggionista.blogspot.com/2025/08/stor...

#History #Italy #PiazzaleLoreto #Milan #Strage #Partigiani #SemprePartigiani #IoNonDimentico #DontForget #War

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Oggi Val di Non-Svizzera via Tonale, Aprica, Valtellina, Lugano. Con fermata a Dongo per celebrare i partigiani che arrestarono Mussolini.

#moto #partigiani #Dongo #resistenza #viaggi

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Uccellini in premio alla Pastasciutta antifascista, esposto: Pd e Anpi vanno in tilt Animalisti furiosi: “È vietato da una legge regionale”. I democratici difendono i partigiani: “Si sono mossi di sicuro in buona fede”

➡️ Leggi l'articolo: #Pastasciutta #Antifascismo #DirittiAnimali #Partigiani #LeggeRegionale

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#Hamas: oggi chiamiamo #terroristi, coloro che #160anni fa avremmo chiamato #briganti e #80anni fa #partigiani.

#palestina #freepalestine

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combattenti per la #libertà del LORO territorio: ottant’anni dopo li abbiamo chiamati #partigiani.

L’Italia non è mai stata unita, ma è stata unificata. In tutto questo il sud ci ha rimesso e il nord ci ha guadagnato.

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#OTD in 1944, 59 Italian prisoners were killed by Nazi troops in retaliation for a partisan attack days earlier. S. Engel, the Nazi commander, never paid for the Turchino Massacre, as all extradition attempts were blocked. #WarInItaly #Partigiani

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#agendantifa #15maggio #Brescia
#SaverioFerrari, fondatore dell' #osservatoriodemocraticosullenuovedestre, parteciperà insieme a vari relatori e relatrici al convegno "Ieri #partigiani, oggi #antifascisti" in programma all'Istituto superiore Andrea Mantegna.
Vi aspettiamo!
@anpiscuola.bsky.social

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Ad Ascoli corteo 'Ieri partigiani oggi antifascisti' - Notizie - Ansa.it "Ieri partigiani oggi antifascisti". (ANSA)

Ad #Ascoli corteo 'Ieri #partigiani oggi #antifascisti' -

BENE COSÌ..!!

www.ansa.it/marche/notiz...

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